“Luci a San Siro”, canta Roberto Vecchioni. Oggi più che mai quelle note assumono un retrogusto nostalgico. Per quanto tempo ancora saranno accesi i riflettori nella gloriosa Scala del Calcio? Il futuro di San Siro, stadio milanese celebre in tutto il mondo, rimane al centro delle discussioni a livello politico, sportivo e mediatico. Mentre il suo secondo anello è stato dichiarato patrimonio culturale intoccabile dalla Soprintendenza che ne ha posto un vincolo sull’abbattimento, il futuro dell'impianto è un rebus. Cosa ne sarà del Meazza quando i suoi inquilini principali – Inter e Milan – si trasferiranno in periferia? Ecco alcune ipotesi sul futuro di San Siro, che lo scorso settembre ha spento 97 candeline.
San Siro, noto anche come Stadio Giuseppe Meazza dal 1980, è molto più di un semplice impianto sportivo: è una parte integrante della storia di Milano e del calcio italiano, grazie anche agli eventi internazionali che vi si sono svolti.
Tutto ebbe inizio nel 1925, quando Piero Pirelli, presidente del Milan, decise di costruire uno stadio per la squadra rossonera. L'ingegnere Alberto Cugini e l'architetto Ulisse Stacchini furono incaricati del progetto, ispirandosi agli stadi inglesi, con tribune vicine al campo di gioco.
La costruzione di San Siro, situato nell’omonimo quartiere di San Siro vicino all'ippodromo del Trotto, richiese 13 mesi e una cifra notevole, cinque milioni di lire, considerata enorme all'epoca. Il 19 settembre 1926, il primo fischio d'inizio si udì in una partita amichevole tra Inter e Milan, con la vittoria dei nerazzurri per 6-3. Tuttavia, quella fu originariamente la casa dei rossoneri e i cugini nerazzurri dovettero aspettare altri 20 anni prima di giocare le partite di campionato a San Siro.
San Siro ha subito numerose ristrutturazioni nel corso degli anni. Nel 1935, con l'intervento del Comune di Milano, la capienza salì a 55.000 spettatori. Nel 1955, durante il dopoguerra, fu realizzato un secondo anello di tribune, portando la capienza totale a oltre 80.000 spettatori. Questo stadio è stato il palcoscenico per i mitici derby degli anni Sessanta, con Milan e Inter che dominavano il calcio europeo.
San Siro ha vissuto gli anni ruggenti degli anni Ottanta e Novanta, con l'invincibile Milan di Berlusconi e la Grande Inter di Moratti. Grandi campioni come i fratelli Baresi, Maldini, Ronaldo, Van Basten e Gullit hanno calcato il terreno di San Siro. Inoltre, il calcio totale di Sacchi e il Triplete di Mourinho hanno ulteriormente arricchito l’epopea di questo impianto.
In vista dei Mondiali del 1990, San Siro fu ulteriormente ampliato, con l'aggiunta di un terzo anello e 11 torri cilindriche per facilitare l'accesso dei tifosi. Per la prima volta, tutti gli spalti sono stati coperti con seggiolini numerati di vario colore.
Inter e Milan avevano inizialmente in programma di ottenere l'area di San Siro, abbattere lo stadio e costruirne uno nuovo, più moderno e funzionale. Tuttavia, la soprintendenza ha posto dei vincoli alla demolizione, costringendo i club a cercare soluzioni alternative in periferia.
L’Inter ha stretto un accordo per un nuovo impianto a Rozzano, mentre il Milan guarda a San Donato Milanese. Tuttavia si tratta di progetti futuribili e, con i tempi italiani per permessi e lavori, i due club non disputeranno le proprie gare in altri impianti prima del 2028.
Un aspetto paradossale di questa situazione è che, nonostante sia considerato un monumento e nonostante i tentativi di abbatterlo, San Siro è stato valutato con 5 stelle dalla UEFA nel non lontano 2016 e probabilmente lo sarà ancora nel 2026 o 2027, quando ospiterà nuovamente la finale di Champions League, come confermato dal sindaco di Milano Giuseppe Sala.
Inoltre, è previsto che San Siro ospiti la cerimonia di apertura delle Olimpiadi Invernali 2026 “come tributo alla sua gloriosa storia” e sarà anche uno dei cinque stadi italiani dell'Europeo 2032 che l’Italia organizzerà insieme alla Turchia.
Il Comune di Milano, proprietario dell’impianto, aveva avallato l’ipotesi della demolizione di San Siro in favore della costruzione di un nuovo impianto di Inter e Milan nello stesso quartiere. Ipotesi bocciata a causa di un vincolo culturale posto dalla Sovrintendenza Archeologica sul Secondo Anello: lo stadio San Siro, per il momento, resta quindi lì dov’è.
Ma la questione non è ancora chiusa: Palazzo Marino ha annunciato ricorso al Tar contro il vincolo dichiarando che lo stesso è “privo di motivazioni” e che “quello della Sovrintendenza Archeologica è solo un’enunciazione di elementi architettonici”. Più volte il sindaco di Milano Beppe Sala si era esposto contro il parere espresso dalla sovrintendenza, definendolo "una follia" e un grave danno economico per i milanesi.
Lo stesso Ordine degli Architetti ha fatto sentire la sua voce dichiarandosi “amareggiato” e “preoccupato” per la decisione del vincolo: “E adesso che cosa ne facciamo di tutti i progetti sull’area di San Siro? – si domanda il presidente dell’Ordine Federico Aldini – non si può pensare che siano gli operatori privati del residenziale gli unici a gestire un quartiere che più di molti altri necessita di interventi. Quali funzioni ospiterà lo stadio? I concerti sono contestati dai residenti, la struttura ha problemi di stabilità e parti inagibili con costi di 10 milioni l’anno insostenibili per il Comune...La Soprintendenza poteva valutare meglio, considerando anche l’equilibrio di danni e benefici all’intero sistema città: il destino dello stadio, di fronte a un quartiere, passa in secondo piano”.
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