La direttiva UE sulle case green sta per entrare in vigore. La Energy Performance of Building Directive (Epbd), il provvedimento avanzato dalla Commissione Europea per ridurre i consumi energetici degli edifici, verrà approvata nel suo testo definitivo dall’europarlamento in una sessione plenaria in programma tra l’11 e il 14 marzo. Infine, dopo un ultimo passaggio in Consiglio, dovrebbe finire nella Gazzetta Ufficiale.
Secondo l’UE, gli edifici sono il settore più energivoro in Europa. Consumano il 40% dell’energia e generano il 36% delle emissioni di gas ad effetto serra. Da qui i motivi che stanno portando ad accelerare l’iter del provvedimento.
Siamo dunque ai titoli di coda dell’approvazione della tanto discussa direttiva, che avrà dirette e notevoli ripercussioni anche in ambito immobiliare, interessando direttamente sia chi deve vendere che chi intende comprare casa.
Ma cosa prevede, nel dettaglio, la direttiva case green, con quali tempistiche e quali sono i costi previsti per le famiglie? In questo approfondimento faremo il punto su questo trend topic.
In base all’articolo 9 della direttiva case green, l’Italia si impegna a ridurre progressivamente il consumo medio di energia del proprio patrimonio residenziale in un arco temporale che arriva al 2050.
Gli step
Per rispettare questi parametri, il governo dovrà disegnare una curva progressiva di abbattimento dei consumi. Rispetto a quelle precedenti, l’ultima versione della direttiva concede una maggiore autonomia agli Stati Membri, che potranno decidere come raggiungere i target fissati.
Il testo prevede inoltre che tutti i nuovi edifici dovranno essere a zero emissioni a partire dal 2028.
I paesi membri dovranno fare in modo che almeno il 55% della riduzione del consumo di energia primaria sia raggiunto attraverso il rinnovo di quelli più energivori, che costituiscono in totale il 43% degli immobili meno recenti.
In Italia sarebbero in totale 12 milioni di immobili. Di questi, cinque milioni si trovano nelle condizioni peggiori, secondo l’Istat.
Secondo le stime Enea, il 74% delle abitazioni italiane, cioè 11 milioni, apparterrebbero a classi energetiche inferiori alla D, nello specifico il 34% in G, 23,8% in F e 15,9% E.
Con quali interventi di ristrutturazione si prevede di raggiungere i target fissati dalla direttiva?
Per ridurre i consumi sono previsti interventi come:
- la coibentazione dei tetti;
- realizzazione del cappotto termico;
- la realizzazione di pannelli solari;
- nuove caldaie;
- interventi sugli impianti di riscaldamento.
- sostituzione infissi
Poi ci sono la messa in sicurezza antisismica e le ristrutturazioni generiche.
Alcune tipologie di edifici potranno essere esentati dalla direttiva. Tra questi:
Quanto costerà alle famiglie raggiungere gli obiettivi del 2030?
Il conto lo ha fatto Scenari Immobiliari per Il Sole 24Ore: si tratterebbe di una spesa per le ristrutturazioni tra i 20 a 55 mila per immobile.
Il mercato immobiliare sta già registrando i primi effetti nelle quotazioni. “Abbiamo verificato come si sono evoluti i prezzi classificandoli in tre gruppi in base alle fasce energetiche: classe A, classi B, C e D e poi F e G. Negli ultimi due anni e mezzo gli immobili in fascia alta hanno visto in media un aumento dei prezzi del 13%, la seconda fascia del 10% e le ultime due categorie hanno visto valori fermi. La forbice si allarga nelle previsioni. Il mercato ha quindi già iniziato a scontare questa direttiva” ha spiegato al Sole 24 Ore Antonio Intini, chief business officer di Immobiliare.it.